Sant’Angelo in Pontano, Broglia: «Esclusi dalla montagna, rischiamo di perdere servizi essenziali»

SANT’ANGELO IN PONTANO – Contrastare lo spopolamento, completare la ricostruzione dopo il terremoto e garantire servizi essenziali ai cittadini. Sono queste alcune delle principali sfide che Sant’Angelo in Pontano si trova ad affrontare. A delineare le priorità dell’amministrazione è la sindaca Vanda Broglia, che nell’intervista a MaNews ha affrontato anche il tema della nuova classificazione dei comuni montani, contro la quale il Comune ha deciso di ricorrere al Tar.

Il futuro dei piccoli centri dell’entroterra passa innanzitutto dalla capacità di offrire condizioni di vita adeguate alle nuove generazioni. «Questo è un paese che sta affrontando una sfida nella sfida», osserva Broglia, indicando nella denatalità e nello spopolamento fenomeni che interessano da tempo i borghi marchigiani e che gli eventi sismici hanno ulteriormente aggravato.

La priorità, secondo la sindaca, è fare in modo che i giovani possano scegliere di restare o trasferirsi a Sant’Angelo in Pontano. In questa direzione il Comune garantisce servizi scolastici e doposcuola, cercando di sostenere anche i nuclei familiari in maggiore difficoltà economica.

L’impegno dell’amministrazione, tuttavia, non può bastare da solo. «Un Comune piccolo come Sant’Angelo in Pontano non può pensare di risolvere il problema dei servizi in maniera del tutto autonoma», sottolinea Broglia, richiamando la necessità di una collaborazione più incisiva con Provincia, Regione e Stato.

Tra le esigenze da affrontare ci sono il mantenimento degli uffici postali e dei servizi bancari, il potenziamento dei servizi per l’infanzia e il sostegno alle attività sociali e sportive. Presìdi fondamentali per rendere il territorio attrattivo per le famiglie e impedire che la mancanza di opportunità contribuisca ad accelerare lo spopolamento.

A dieci anni dal terremoto, la ricostruzione resta uno dei capitoli centrali per la comunità. Il sisma ha inciso profondamente sul tessuto urbano e sociale del paese, rendendo necessario programmare gli interventi secondo un ordine di priorità. «Prima gli edifici essenziali», spiega la sindaca, indicando tra gli obiettivi la ripartenza della ricostruzione della nuova scuola delocalizzata e il recupero dei locali comunali. Parallelamente, è necessario accelerare gli interventi sugli edifici privati, per consentire alle persone di rientrare nelle proprie abitazioni.

Broglia riconosce un’accelerazione nel percorso della ricostruzione, ma evidenzia come il recupero degli immobili debba procedere insieme alla rivitalizzazione economica del territorio. «Oltre a ricostruire gli edifici bisogna mantenere un contesto sociale buono, sano, e quindi dare servizi e dare lavoro».

In questo quadro si inserisce il bando regionale Borghi Accoglienti, al quale Sant’Angelo in Pontano ha partecipato ottenendo il finanziamento. Secondo quanto riferito dalla sindaca, il progetto ha contribuito all’avvio di cinque imprese locali: tre attività già esistenti e due nuove iniziative, tra ristorazione, bed and breakfast e altri servizi economici. Un risultato che punta a generare lavoro e indotto, creando anche nuove opportunità per chi intende vivere nel borgo. Resta però da affrontare il tema dei collegamenti: per Broglia, infatti, il turismo da solo non può sostenere l’economia locale. Servono anche infrastrutture viarie adeguate e servizi di trasporto capaci di ridurre l’isolamento delle aree interne.

Tra le questioni più delicate c’è l’esclusione di Sant’Angelo in Pontano dalla nuova classificazione dei comuni montani. L’amministrazione ha deciso di contestare il provvedimento davanti al Tar, ritenendo che i criteri adottati non tengano sufficientemente conto delle condizioni sociali ed economiche dei territori. «Contestiamo proprio l’impianto della legge, che ha creato una montagna a macchia di leopardo», afferma la sindaca. Secondo Broglia, comuni con caratteristiche analoghe e problemi simili sono stati trattati diversamente, anche a causa di parametri altimetrici che, a suo giudizio, non restituiscono un quadro coerente delle difficoltà vissute dalle comunità dell’entroterra.

Le conseguenze dell’esclusione, osserva, potrebbero emergere soprattutto nel tempo, attraverso una minore capacità di attrarre professionisti e mantenere servizi fondamentali. Tra gli ambiti maggiormente esposti ci sono la scuola e la medicina di base. La preoccupazione è particolarmente concreta sul fronte sanitario: il paese, riferisce la sindaca, dispone di un solo medico, prossimo alla pensione. Le agevolazioni previste per i professionisti che scelgono di lavorare nei comuni riconosciuti come montani potrebbero, secondo Broglia, rendere più difficile trovare un sostituto, spingendo i nuovi medici verso territori che beneficiano di maggiori incentivi.

A questo si aggiungono le difficoltà legate alla distanza dai presìdi ospedalieri e i possibili effetti sul settore agricolo. La sindaca segnala inoltre incertezze nell’applicazione delle norme, con ripercussioni anche sulle compravendite immobiliari e sugli adempimenti fiscali.

Per Broglia, il problema è anche il riconoscimento delle specificità dell’Appennino e dei piccoli comuni marchigiani. «L’Italia ha una sua conformazione per cui pensare alla montagna solo come a quella delle Alpi è veramente un paradosso», afferma. La sindaca teme che l’esclusione dai benefici previsti per i comuni montani possa aggravare le difficoltà di territori che già devono fare i conti con isolamento, calo demografico e carenza di servizi. Un rischio che, a suo avviso, contrasta con gli stessi obiettivi di rilancio economico e turistico dei borghi.

Il Comune ha quindi presentato ricorso al Tar e, come riferito dalla prima cittadina, ha impugnato anche con motivi aggiunti il successivo provvedimento del Governo. La sfida di Sant’Angelo in Pontano si muove dunque su più fronti: ricostruire gli edifici danneggiati dal sisma, sostenere le attività economiche, garantire servizi alle famiglie e ottenere un riconoscimento delle condizioni di svantaggio delle aree interne. Perché, conclude il ragionamento della sindaca, la rinascita di un borgo non dipende soltanto dal recupero delle sue strutture, ma dalla possibilità concreta di continuare a viverci.