La rassegna di cinema San Paolo si chiude con “Le città di pianura”

SAN SEVERINO MARCHE – Domani (giovedì 18) e dopodomani (venerdì 19 dicembre) ultimo appuntamento con la rassegna di cinema al San Paolo promossa in collaborazione con i Teatri di Sanseverino e abbinata alla stagione di prosa.

Sul grande schermo, con spettacolo unico alle ore 21, “Le città di pianura” di Francesco Sossai con Filippo Scotti, Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla, Roberto Citran ed Andrea Pennacchi.

Doriano, detto Dori, e Carlobianchi sono amici di bevute in un Veneto rurale che pare quasi il far west: il loro obiettivo nella vita è sfondarsi di lumache e polenta e andare a bere l’ultima ombra di vino. I due hanno scoperto il segreto del mondo, ma da sobri non se lo ricordano e credono alla leggenda metropolitana secondo cui il loro storico amico Genio ha nascosto da qualche parte un tesoretto ricavato dalla vendita di frodo di occhiali dal sole: per questo (e perché gli vogliono bene) devono andare a prenderlo all’arrivo dall’Argentina, dove si era rifugiato in attesa della prescrizione per i suoi reati. Lungo il loro percorso incontrano Giulio, studente di architettura timido e insicuro, che si unisce al loro viaggio e impara a vivere alla giornata, ma non senza una missione temporanea, come fanno Dori e Carlobianchi da sempre. 

Il film ha il ritmo lento e girovago di una ballata country, i cui protagonisti sono contrari a Google Maps e preferiscono disegnarsi il percorso sui foglietti di carta, ma per Giulio, ventenne contemporaneo, diventano personaggi mitologici che hanno capito tutto della vita: la Divina Provvidenza assiste il trio scombinato e lo porta a vivere un’avventura picaresca che non dimenticheranno. 

Il film di Sossai sembra un “indie” americano anni Settanta, ma gli ambienti sono profondamente italiani, così come sono riconoscibilmente reali i due protagonisti, che appartengono non al loro “territorio”, ma proprio alla loro terra, quella “parola che nessuno usa più”. Le città di pianura descrive “un paesaggio immaginario che non esiste”, si infila in un non-luogo che pare il Giappone, eppure riesce a raccontare un’Italia vera, lontana dai riflettori e dai set delle commedie mutuate dall’estero. Il film trova una sua energia che cresce lentamente e alla fine commuove, perché forse il segreto del mondo (o almeno di una vita alternativa a quella frenetica e arrivista di oggi) i due amici l’hanno scoperto davvero.

Nella foto: una scena del film