RECANATI – Perché esserci, ottantatré anni dopo? Forse perché quei militari, quando venne chiesto loro di scegliere, ci furono.
Dopo l’8 settembre 1943 furono oltre 650 mila i militari italiani catturati e trasferiti nei territori controllati dal Terzo Reich. Il 20 settembre Hitler ne modificò lo status: non più prigionieri di guerra, ma Italienische Militärinternierte, Internati Militari Italiani. Migliaia furono sottoposti a pressioni affinché tornassero a combattere al fianco della Germania e, successivamente, della Repubblica Sociale Italiana. La grande maggioranza rifiutò. Per molti quel “NO” significò fame, lavoro coatto, privazioni e morte.
È proprio quel NO il centro della giornata che domenica 20 settembre 2026 l’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci – Federazione Provinciale di Macerata, con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Recanati, dedica agli IMI. Non soltanto una commemorazione. Piuttosto, un invito a tornare a conoscere chi fossero quegli uomini prima di diventare una sigla.
Erano soldati. Molti avevano già combattuto sui fronti della guerra, conosciuto disciplina, paura, sacrificio e perdita dei compagni. Dopo l’armistizio si ritrovarono spesso senza ordini e senza protezione. Eppure, per molti di loro, la fedeltà all’uniforme, al giuramento prestato e alla propria coscienza rimase un riferimento decisivo nel rifiuto di tornare a combattere al fianco dell’ex alleato tedesco. La storiografia ha evidenziato proprio il peso dello “spirito militare”, dell’amor di patria e del giuramento nel rifiuto degli IMI.
«Soldati dell’Esercito anche dietro il filo spinato»
È questo uno dei temi che ANCR vuole riportare al centro.
«Non vogliamo raccontare gli IMI soltanto attraverso ciò che subirono – sottolinea Mauro Radici, Presidente ANCR Macerata e Coordinatore regionale Marche – Fame, lavoro coatto, freddo e umiliazioni furono parte drammatica della loro esperienza. Ma ridurli a vittime significherebbe vedere soltanto metà della storia. Erano uomini già formati alla responsabilità e, soprattutto, militari. Il lager tolse loro le armi e i reparti, non necessariamente la coscienza di esserlo. Il loro NO fu anche una scelta di disciplina interiore, dignità e libertà personale.»
Una chiave che trova una sintesi straordinaria nelle parole di Giovannino Guareschi, IMI n. 6865:
«Non abbiamo dimenticato mai di essere uomini civili, uomini con un passato e un avvenire.»
Guareschi scrisse e lesse nei lager molti dei testi poi confluiti nel Diario clandestino, contribuendo a mantenere tra i compagni una vita culturale e una dimensione umana nonostante l’internamento.
Recanati: 329 storie dietro una lapide
Per Recanati non si tratta di una memoria astratta. Il Comune ha censito 329 cittadini recanatesi deportati nei campi di prigionia tedeschi e nel gennaio scorso ha collocato nel Loggiato del Palazzo Comunale una lapide in loro memoria, su impulso della professoressa Amneris Ulderigi, figlia dell’IMI Calizio Ulderigi. Domenica quelle cifre torneranno a essere persone.
Alle 16.30, nell’Aula Magna del Palazzo Comunale, testimonianze familiari, documenti, ricerca storica e immagini si intrecceranno nell’incontro “Il NO degli IMI – combattenti senza armi”.
Ospite d’onore sarà il Comm. Rossano Corradetti, figlio di un Internato Militare Italiano e promotore, insieme a numerosi cittadini, della petizione n. 72, presentata al Senato della Repubblica il 9 novembre 2022 per chiedere l’istituzione della Giornata dell’Internato Militare Italiano. Quel percorso civile ha preceduto e accompagnato il processo istituzionale che ha portato alla Legge 13 gennaio 2025, n. 6, con la quale la Repubblica ha riconosciuto proprio il 20 settembre quale Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi. La legge individua esplicitamente nel rifiuto di collaborare con lo Stato nazionalsocialista e con la RSI una delle ragioni per le quali questi uomini subirono internamento e lavoro coatto.
Corradetti arriverà a Recanati appena due giorni dopo l’iniziativa nazionale del 18 settembre a Montecitorio dedicata al coraggio e alla consapevolezza del rifiuto degli IMI, partecipata anche dal Presidente della Repubblica.
Dagli archivi alle famiglie: Mario Barbera Borroni
Tra i protagonisti dell’incontro sarà anche il Cav. Bers. Mario Barbera Borroni, Cavaliere della Repubblica e custode del Sacrario Militare di Macerata, tra i principali protagonisti della recente ricerca condotta in provincia.
Per oltre un anno Barbera Borroni ha infatti lavorato sui fogli matricolari conservati presso l’Archivio di Stato di Macerata. Gran parte dei nominativi che saranno insigniti il prossimo 22 settembre è emersa attraverso questa attività di ricerca e le successive pratiche predisposte dal Nastro Azzurro.
Il dato dà la misura di quanto lavoro resti ancora da fare. Il 22 settembre, infatti, la Prefettura di Macerata consegnerà al Teatro Lauro Rossi 52 Medaglie d’Onore ad altrettanti IMI della provincia.
La cerimonia sarà divisa in due sessioni: alle ore 9 saranno ricordati 30 internati di Recanati; alle 11.30 quelli degli altri Comuni della provincia. Una straordinaria emersione di nomi e famiglie che rende la domanda ancora più urgente: quante storie sono ancora chiuse in un cassetto?
Guardare di nascosto per non dimenticare
Il pomeriggio comprenderà anche il percorso audiovisivo “Guardare di nascosto, resistere alla dimenticanza”, curato da Mauro Radici per ANCR.
Attraverso le fotografie clandestine scattate dall’IMI Vittorio Vialli e le parole di Guareschi, il pubblico entrerà nella quotidianità dell’internamento: reticolati, baracche, appelli, fame, lavoro, attesa e ritorno. Non per indulgere nel pietismo. Ma per vedere da vicino quali condizioni rendevano quel NO così difficile da continuare a pronunciare.
Il 20 settembre: una data che parla due volte alla storia italiana
La scelta del 20 settembre per la nuova Giornata nazionale ha una precisa origine storica: il 20 settembre 1943 Hitler trasformò formalmente i militari italiani catturati in “internati militari”. È questo il motivo stabilito dalla Legge n. 6/2025.
Ma la data porta con sé anche una singolare ulteriore risonanza nella storia militare e nazionale italiana. Il 20 settembre 1870, settantatré anni prima, i Bersaglieri entrarono a Roma attraverso la breccia di Porta Pia, momento conclusivo del processo di unificazione territoriale del Regno d’Italia; nel 1895 il XX settembre sarebbe diventato persino festa nazionale.
Due vicende storicamente distinte, naturalmente. Ma la coincidenza rende particolarmente suggestiva, per un’Associazione che porta nel proprio nome i Combattenti e i Reduci, una giornata che torna a interrogarsi su parole come Italia, uniforme, dovere, coscienza e libertà.
Dall’Aula Magna alla targa: la memoria diventa gesto
Alle 18.30, Autorità, associazioni combattentistiche e d’Arma, familiari e cittadinanza raggiungeranno il Loggiato del Palazzo Comunale. Davanti alla lapide dedicata agli IMI sarà deposta una corona d’alloro dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, seguita dal raccoglimento, dall’esecuzione del Silenzio e dal Canto degli Italiani.
La giornata proseguirà alle 21.15, all’Auditorium del Centro Mondiale della Poesia, con “Il Diario di Jagoda”, rappresentazione teatrale multimediale curata da Amneris Ulderigi: la storia di Jadwiga “Jagoda”, combattente dell’Armia Krajowa nell’Insurrezione di Varsavia, prigioniera di guerra nei campi tedeschi e successivamente legata al 2° Corpo Polacco e alla città di Recanati.
Una settimana della memoria degli IMI nel Maceratese
L’appuntamento di Recanati si inserisce così in una settimana particolarmente significativa per la memoria degli Internati Militari Italiani nella provincia.
Dopo la giornata del 20 settembre, lunedì 22 settembre sarà la Prefettura di Macerata a consegnare ufficialmente le 52 Medaglie d’Onore al Teatro Lauro Rossi. Il percorso proseguirà poi il 25 settembre, con la Messa promossa nell’ambito delle iniziative delle Associazioni combattentistiche e d’Arma presso il Sacrario Militare di Macerata, luogo che custodisce la memoria dei militari maceratesi caduti e dispersi.
Tre momenti diversi — conoscenza, riconoscimento dello Stato, raccoglimento — uniti dallo stesso obiettivo: restituire alle persone ciò che per troppo tempo è rimasto soltanto nelle carte e nei ricordi familiari.
«Esserci»
«Domenica chiediamo alla città soprattutto una cosa: esserci – conclude Radici – Non per assistere all’ennesima commemorazione, ma per conoscere. Quegli uomini, in condizioni infinitamente più difficili, decisero di restare fedeli a qualcosa che ritenevano più importante della convenienza immediata. Oggi il minimo che possiamo fare è dedicare loro qualche ora, ascoltare i loro nomi e provare a capire perché scelsero così.»
Perché la memoria degli IMI non riguarda soltanto quello che accadde tra il 1943 e il 1945, riguarda una domanda molto più vicina a noi: che cosa resta di un uomo quando gli viene tolto quasi tutto, tranne la possibilità di scegliere?



