MACERATA – Riceviamo e pubblichiamo una riflessione del consigliere comunale Roberto Cherubini.
«La Corte dei conti – Sezione regionale di controllo per le Marche – ha pubblicato la deliberazione n. 1/2026 sul funzionamento dei controlli interni del Comune di Macerata per gli anni 2022 e 2023.
Il giudizio finale parla di un sistema “adeguato”, ma la lettura approfondita del documento restituisce un quadro ben più problematico: controlli spesso formali, scarsamente incisivi e poco capaci di orientare davvero le scelte amministrative.
Non si tratta di un semplice richiamo burocratico. La Corte individua criticità strutturali che toccano il cuore della trasparenza, dell’efficienza e della qualità dei servizi offerti ai cittadini.
Uno dei rilievi più significativi riguarda il controllo di regolarità amministrativa.
La Corte osserva che il Comune continua a selezionare gli atti da controllare in modo prevalentemente casuale, senza utilizzare le informazioni provenienti dai controlli precedentiper concentrare l’attenzione sui settori più a rischio.
In altre parole, i controlli non sono orientati al rischio, non imparano dagli errori del passato e non rafforzano la prevenzione delle irregolarità. Un approccio che riduce il controllo a un adempimento formale, più che a uno strumento di governo.
Ancora più critica è la valutazione sul controllo di gestione, che dovrebbe servire a correggere in corsa le politiche e l’uso delle risorse pubbliche.
La Corte certifica che:
- il controllo di gestione non incide sull’attività in corso;
- non determina una reale riprogrammazione degli obiettivi;
- produce report soprattutto a consuntivo, quando le decisioni sono ormai state prese.
Un sistema che arriva tardi e che non supporta davvero amministratori e dirigenti nel migliorare l’efficacia e l’efficienza dell’azione pubblica.
Nonostante una quota rilevante di dipendenti comunali lavori in modalità agile (oltre il 20%), mancano indicatori specifici per misurare i risultati di questa modalità organizzativa.
La Corte segnala una debole integrazione tra controllo di gestione e sistema della performance, con il rischio di valutazioni poco oggettive e scarsamente comparabili. Un limite serio, soprattutto in una fase storica in cui la Pubblica amministrazione dovrebbe puntare su merito, risultati e qualità.
Il passaggio forse più politico del documento riguarda il controllo sulla qualità dei servizi.
La Corte evidenzia:
- poche indagini strutturate di soddisfazione degli utenti;
- assenza di confronti sistematici con altri Comuni (benchmarking);
- mancanza di standard di qualità ed economici chiari, misurabili e pubblici.
Il rischio, esplicitamente richiamato, è quello di valutazioni autoreferenziali, lontane dalla percezione reale dei cittadini. In sostanza, si misura poco e male ciò che davvero conta: l’utilità sociale dei servizi pubblici.
Anche sul fronte delle società partecipate, pur in presenza di un sistema formalmente corretto, la Corte rileva l’uso incompleto degli indicatori disponibili, in particolare quelli legati a economicità, redditività e sostenibilità.
Sul PNRR, viene riconosciuto lo sforzo organizzativo dell’Ente, ma si chiede un passo in più:
gli obiettivi, le scadenze e i rischi corruttivi dei progetti PNRR devono essere integrati pienamente nei sistemi ordinari di controllo e di valutazione della performance, evitando una gestione parallela e poco trasparente.
La Corte dei conti non parla di irregolarità tali da giustificare sanzioni, ma il messaggio è netto:
il sistema dei controlli del Comune di Macerata funziona sulla carta, molto meno nella sostanza.
Per questo la Corte chiede formalmente all’Ente di comunicare quali iniziative concrete intenda adottare per superare le criticità evidenziate.
È una richiesta che chiama in causa la responsabilità politica dell’Amministrazione:
rafforzare i controlli non significa appesantire la macchina comunale, ma rendere più trasparenti le scelte, più efficienti i servizi e più centrale il punto di vista dei cittadini.
Ora la parola passa alla Giunta e al Consiglio comunale.
E, soprattutto, alla città».
