Bollette dell’acqua e fondo per le perdite occulte: esposto alla Corte dei Conti su un possibile uso improprio delle risorse

MACERATA – È finito all’attenzione della Procura regionale della Corte dei Conti delle Marche il caso del Fondo di Garanzia per le perdite occulte, alimentato attraverso una piccola quota inserita nelle bollette dell’acqua dei cittadini. A sollevare la questione è Fabio Marchetti, ex amministratore delegato di Astea, che contesta la destinazione di parte delle risorse accumulate negli anni.

Al centro della vicenda c’è l’Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale AATO 3 Macerata, ente responsabile della pianificazione e del controllo del servizio idrico integrato nel territorio maceratese.

Il fondo, noto come “salvadanaio” contro le cosiddette bollette anomale, viene finanziato dai cittadini: circa 50 centesimi all’anno per le abitazioni principali e 2 euro per le seconde case e altre utenze. Le somme raccolte sono destinate a coprire i danni derivanti da perdite occulte nelle reti private, evitando che guasti non visibili si traducano in bollette particolarmente elevate.

Nel tempo, tuttavia, le risorse accantonate avrebbero superato le effettive necessità di rimborso, raggiungendo complessivamente oltre 1,1 milioni di euro. Proprio su questo punto si inserisce la contestazione: nel 2024, l’AATO 3 Macerata ha deciso di utilizzare fino a 810 mila euro del fondo per finanziare le proprie attività istituzionali nel periodo 2025-2027.

Secondo l’ente, quelle risorse serviranno a sostenere attività tecniche e amministrative legate al futuro affidamento del servizio idrico, inclusa la redazione del nuovo Piano d’Ambito e gli adempimenti richiesti dagli organismi di controllo. L’obiettivo dichiarato è anche quello di evitare ulteriori costi a carico dei Comuni.

Una scelta che, però, non convince l’ex vertice di Astea, che ha presentato un esposto alla magistratura contabile. Secondo la sua ricostruzione, le somme versate dai cittadini con una finalità specifica non potrebbero essere reimpiegate per coprire spese ordinarie o attività dell’ente.

Nel documento si sostiene inoltre che, in presenza di un avanzo strutturale del fondo, sarebbe stato più corretto intervenire riducendo il prelievo in bolletta oppure restituendo parte delle somme agli utenti attraverso meccanismi di conguaglio.

«Una gestione adeguata e oculata avrebbe scelto di diminuire il prelievo in bolletta delle risorse in esubero piuttosto che utilizzarle per finalità diverse da quelle originarie», si legge nell’esposto.

Ora spetterà alla Corte dei Conti valutare la legittimità dell’operazione e stabilire se la riallocazione delle risorse sia conforme alla normativa vigente o se possano emergere profili di irregolarità nella gestione del fondo.