Aree interne, 25 Comuni marchigiani senza distributori di carburante

DISTRIBUTORI – Nei piccoli Comuni dell’entroterra marchigiano anche la possibilità di fare rifornimento può diventare un problema. Secondo i dati dell’Osservaprezzi Carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, infatti, sono 25 gli 80 Comuni delle Marche classificati come aree interne che non dispongono di alcun distributore di carburante. Altri 29 Comuni possono contare su un solo impianto.

Il quadro complessivo restituisce una rete di distribuzione piuttosto concentrata nei centri maggiormente popolati e nei territori più vicini alle aree urbane. In totale, nei Comuni marchigiani classificati come aree interne risultano attivi 109 distributori.

Un dato che, secondo Confartigianato, va letto anche alla luce delle difficoltà che quotidianamente affrontano imprese, artigiani e cittadini che vivono nelle zone più periferiche della regione.

«Quando un servizio essenziale viene meno – sottolinea Menichelli – le conseguenze non riguardano soltanto la comodità dei cittadini, ma possono incidere direttamente sulla capacità delle imprese di lavorare e rimanere competitive».

Per un artigiano o per una piccola azienda, infatti, l’automobile o il mezzo commerciale rappresentano spesso strumenti indispensabili per l’attività quotidiana. Spostarsi per raggiungere un cliente, effettuare una consegna, trasportare materiali o muovere mezzi di lavoro significa fare affidamento su una rete di servizi adeguata. Se anche il rifornimento richiede di percorrere molti chilometri, aumentano inevitabilmente tempi e costi.

Da qui l’attenzione verso alcune esperienze avviate nei territori interni, dove sono stati gli stessi Comuni a farsi carico della gestione di distributori di carburante. Si tratta di iniziative nate dalla necessità di evitare che la chiusura di attività non più sostenibili economicamente determini la scomparsa definitiva di servizi considerati fondamentali.

«Garantire servizi significa sostenere imprese e comunità – afferma Menichelli -. Non sempre il mercato riesce a mantenere determinate attività nei territori meno popolati. In questi casi le amministrazioni devono poter valutare soluzioni alternative, senza naturalmente mettere in discussione il ruolo centrale dell’iniziativa privata».

Il problema, secondo Confartigianato, riguarda più in generale il progressivo ridimensionamento della rete dei servizi nei piccoli centri. Banche, uffici postali, farmacie, negozi di vicinato, trasporti e altri presidi essenziali sono sempre più difficili da mantenere soprattutto nei Comuni caratterizzati da bassa densità abitativa e progressivo calo della popolazione.

In questo scenario, la presenza di un distributore di carburante può assumere un valore che va oltre il semplice rifornimento. Significa infatti mantenere un presidio sul territorio e ridurre gli spostamenti necessari per accedere a un servizio di base. Le esperienze comunali già realizzate dimostrano inoltre che, attraverso una gestione adeguata, è possibile mantenere condizioni economiche competitive per gli utenti.

«Non si tratta di chiedere ai Comuni di sostituirsi alle imprese – prosegue Menichelli – ma di evitare che chi vive nelle aree interne debba pagare un prezzo ulteriore semplicemente per la distanza dai grandi centri».

Il tema si inserisce così nella più ampia questione dello spopolamento delle aree interne. Per Confartigianato, contrastare la perdita di residenti non significa soltanto creare occupazione, ma anche garantire le condizioni minime affinché famiglie, lavoratori e imprese possano continuare a vivere e operare nei piccoli centri.

«Un territorio senza servizi diventa inevitabilmente meno attrattivo – conclude Menichelli -. Per questo le iniziative che consentono di mantenere presidi essenziali devono essere sostenute e valorizzate. La sfida delle aree interne passa anche dalla capacità di assicurare ai cittadini servizi concreti e quotidiani».