Alfredo Vanni, l’acciaio e le radici: la storia dell’imprenditore ascolano alla guida di Ceci Siderurgica.

STORIE DI VALORE – Da una piccola realtà con pochi dipendenti a un gruppo che attraverso Ceci Siderurgica e Vasto Ferro, sfiora i 100 milioni di euro di fatturato. La storia di Alfredo Vanni è quella di un imprenditore profondamente legato ad Ascoli Piceno, cresciuto con l’esempio del padre e convinto che il futuro passi ancora dalla capacità di investire, dal lavoro e soprattutto dai giovani.

C’è l’acciaio, materia che attraversa la storia industriale contemporanea e che oggi ha un ruolo centrale anche nella ricostruzione del territorio colpito dal sisma. Ma dietro numeri, capannoni, travi e tonnellate di materiale c’è soprattutto una storia familiare.

È quella di Alfredo Vanni, imprenditore ascolano alla guida di Ceci Siderurgica, realtà specializzata nella trasformazione e distribuzione di prodotti siderurgici che nel corso dei decenni ha ampliato progressivamente il proprio raggio d’azione.

Nato ad Ascoli Piceno il 6 marzo 1959, Vanni racconta un percorso che affonda le proprie radici nell’esperienza del padre, emigrato per dieci anni a Caracas, in Venezuela, prima di tornare in Italia.

«Mio padre ha sempre avuto il pallino dell’imprenditore», ricorda. Dopo un’esperienza da dipendente, scelse infatti la strada dell’attività autonoma e dal 1960 diede vita a un’impresa di autotrasporti, la Vanni e Baroni SNC.

È da quella esperienza che prende forma il percorso imprenditoriale della famiglia. Nei primi anni Ottanta avviene il passaggio decisivo: l’ingresso nella Ceci Siderurgica, all’epoca una piccola realtà con appena tre o quattro dipendenti.

«Siamo entrati nell’83-84 e abbiamo rilevato questa azienda, che non stava messa bene. Da quattro dipendenti siamo arrivati fino a cento».

Dall’azienda di famiglia a un mercato che attraversa il Centro Italia

La crescita porta con sé nuovi investimenti e nuove strutture. Oggi l’attività si sviluppa attraverso il polo di Maltignano, il centro servizi di Monsampolo del Tronto e Vasto Ferro Srl, in Abruzzo.

A Monsampolo vengono effettuate lavorazioni specialistiche sulle travi, dal taglio alla foratura attraverso macchinari a controllo numerico. Una struttura che consente al gruppo di servire un territorio molto più vasto rispetto a quello delle origini.

«Copriamo dalla Toscana e dalla Romagna in giù, fino alla Puglia», spiega Vanni.

E sono i numeri forniti dallo stesso imprenditore a restituire le dimensioni raggiunte: oltre 1.500 clienti, circa novanta dipendenti tra Ceci Siderurgica e Vasto Ferro e un fatturato complessivo che, secondo Vanni, sfiora i 100 milioni di euro.

Una clientela estremamente diversificata, che parte dal piccolo artigiano e arriva alle grandi carpenterie.

L’acciaio tra crisi, pandemia e ricostruzione

In oltre quarant’anni di attività Vanni ha attraversato le profonde oscillazioni di un mercato strettamente connesso all’andamento dell’economia.

«Il ferro è come una Borsa: sale e scende. Viviamo la giornata», sintetizza.

Alle fasi di espansione si sono alternate crisi e trasformazioni. La pandemia ha rappresentato un momento particolarmente complesso, seguito però da una forte ripresa e da un aumento dei prezzi. Oggi lo scenario è nuovamente differente, con quotazioni più basse e una conseguente stabilizzazione dei fatturati.

Vanni conserva comunque un atteggiamento positivo: fare impresa significa anche imparare a convivere con l’incertezza e continuare a investire senza poter prevedere con precisione cosa accadrà tra cinque o dieci anni.

Sul fronte degli approvvigionamenti, l’imprenditore sottolinea inoltre come la Cina non rappresenti direttamente un elemento determinante per l’azienda: «Noi non compriamo dalla Cina. Compriamo in Spagna e in Italia».

Nel Piceno, poi, l’acciaio assume oggi un significato ulteriore.

La ricostruzione successiva al terremoto e i numerosi cantieri aperti sul territorio stanno modificando anche le tecniche costruttive. «Adesso anche i palazzi vengono fatti con acciaio, colonne e travi di acciaio», sottolinea Vanni.

La siderurgia diventa così parte di un processo più ampio di ricostruzione materiale ed economica delle aree colpite dal sisma.

La difficoltà più grande? Trovare lavoratori specializzati

Se le oscillazioni del mercato fanno parte della quotidianità di chi opera nella siderurgia, una delle criticità maggiormente avvertite oggi riguarda invece il capitale umano.

L’azienda necessita di professionalità specifiche: carropontisti, gruisti, autisti e mulettisti. Figure che devono essere formate e che, secondo l’esperienza raccontata da Vanni, sono diventate sempre più difficili da reperire.

«Facciamo colloqui, ma abbiamo grosse difficoltà. Qui dobbiamo formare le persone».

È uno dei grandi paradossi del mercato del lavoro contemporaneo: imprese alla ricerca di personale e, contemporaneamente, difficoltà nel trovare candidati già preparati o disponibili a intraprendere determinati percorsi professionali.

Anche per questo la formazione diventa una delle sfide decisive per il futuro dell’industria.

«Con i dipendenti ci diamo del tu»

C’è però un altro elemento sul quale Vanni insiste: il rapporto umano all’interno dell’azienda.

La sua idea dell’imprenditore è lontana dall’immagine di chi dirige esclusivamente dalla propria scrivania.

«Con i dipendenti ci diamo del tu. Non sono l’imprenditore che sta in ufficio. Ci sono problematiche, naturalmente, però cerchiamo sempre di confrontarci».

Una frase semplice che racconta anche una concezione dell’impresa fondata sul rapporto diretto con le persone e sul confronto quotidiano.

Ed è forse qui che emerge maggiormente il carattere dell’uomo dietro l’imprenditore. Quando gli viene chiesto di descriversi in tre parole, Vanni sceglie umiltà e bontà, aggiungendo un principio che considera parte del proprio modo di essere: «Aiuto la gente, se posso».

Dal ruolo di centravanti all’impresa

Prima dell’acciaio, nella vita di Alfredo Vanni c’è stato anche il calcio.

Ha giocato come centravanti, passando per un’esperienza nell’Ascoli e proseguendo successivamente tra i dilettanti. Un dettaglio apparentemente lontano dalla siderurgia, ma che restituisce un altro frammento di una vita interamente trascorsa nel territorio ascolano.

Alla domanda sul perché abbia scelto di diventare imprenditore, la risposta arriva quasi naturale: «Mi piaceva fare l’imprenditore, anche come mio padre. Non potevo fare il dipendente».

Una vocazione che riconosce di aver avuto fin dall’inizio e che, se potesse tornare indietro, non cambierebbe.

Alla domanda su cosa modificherebbe della propria vita, infatti, la risposta è netta: «Niente. Rifarei quello che ho fatto».

Piazza del Popolo, il luogo in cui ritrovare Ascoli

Nonostante un’attività che si muove su un mercato molto più ampio, il legame con Ascoli Piceno rimane fortissimo.

Vanni vive nel centro storico e indica senza esitazione il luogo che più di ogni altro rappresenta per lui casa e serenità: Piazza del Popolo.

«Cammino molto il sabato e la domenica. Faccio il giro per Ascoli. Piazza del Popolo è quello che mi rilassa».

Una dimensione privata che racconta forse meglio di qualsiasi bilancio il rapporto tra impresa e territorio: crescere, ampliare i mercati e raggiungere dimensioni importanti senza recidere il legame con il luogo dal quale tutto è cominciato.

«Credo nei giovani: sono loro che devono mandare avanti questa nazione»

Guardando al futuro, Vanni manifesta fiducia soprattutto nelle nuove generazioni.

Lo fa pensando anche all’esperienza della figlia, medico, e ai tanti giovani professionisti che incontra.

«Io credo nei giovani, perché sono loro che devono mandare avanti questa nazione. Vedo tanti giovani bravi e quindi sono fiducioso».

E forse è proprio questa la sintesi della sua storia.

Dall’emigrazione del padre in Venezuela al ritorno ad Ascoli; dagli autotrasporti a un piccolo capannone con pochi dipendenti; da quella realtà alla crescita di Ceci Siderurgica e Vasto Ferro; dalle trasformazioni del mercato alla ricostruzione post sisma.

Quarant’anni di impresa raccontati senza costruire il personaggio dell’imprenditore infallibile. Anzi, davanti alle telecamere Vanni ammette persino l’emozione di chi non è abituato alle interviste.

Resta però una certezza. Se incontrasse oggi l’Alfredo Vanni giovane, forse gli consiglierebbe di avere «un carattere un po’ più forte».

Per il resto, non cambierebbe strada.

Perché tra acciaio, impresa e territorio, quella strada continua a riportarlo nello stesso luogo dal quale era partito: Ascoli Piceno.